Al Teatro Secci di Terni, il Premio San Valentino 2026 ha chiuso la sua serata più attesa con un messaggio netto, quasi controcorrente: l’amore non è solo sentimento privato, ma può diventare istituzione, cioè forma concreta di responsabilità, dialogo e azioni capaci di tenere insieme una comunità. È questo, in fondo, il cuore dell’iniziativa promossa dall’associazione Io Sono Una Persona per Bene, guidata dal presidente Sauro Pellerucci, che ha costruito un evento dove la dimensione simbolica e quella pubblica non si sono sovrapposte per retorica, ma per necessità: parlare di pace oggi significa dare parole e gesti a ciò che spesso resta invisibile, e cioè il lavoro quotidiano di chi prova a rendere la convivenza possibile.
La cornice artistica ha accompagnato e sostenuto la serata, con lo spettacolo Il respiro del mondo, per la regia di Folco Napolini, a ricordare che la cultura non è un ornamento, ma un modo per rendere comprensibili le cose essenziali. In platea e sul palco si sono incrociati linguaggi diversi, quello dell’arte e quello delle istituzioni, ma senza forzature: quando una città premia chi costruisce ponti, il linguaggio deve essere semplice e diretto, come i gesti che chiede agli altri di compiere.
Tra i premiati, la premiazione di Sergio Bellucci ha assunto un peso particolare per il profilo e per la traiettoria del suo impegno. Responsabile Accademico dell’Università per la Pace dell’ONU, Bellucci è coinvolto attivamente in iniziative che legano la figura di San Valentino a un’idea concreta di valori condivisi, capaci di parlare sia alle persone sia alle amministrazioni, sia al presente sia a ciò che si vorrebbe costruire nel futuro. In questo senso, il suo riconoscimento non è apparso come un omaggio formale, ma come un segnale: la pace non è solo materia da convegni o slogan da giornata celebrativa, è anche formazione, visione, capacità di dare continuità a percorsi che altrimenti resterebbero episodici.
La serata ha riunito storie e ruoli differenti, accomunati dalla stessa domanda di fondo: che cosa significa, oggi, essere “per bene” senza trasformare l’espressione in una formula vuota. Accanto a Bellucci sono stati premiati Valter Stoppini, Sindaco di Assisi, Maher Nicola Canawati, Sindaco di Betlemme, Vincenzo Mollica, Valentina Vittori e Mirko Frezza. Non un elenco di nomi, ma un mosaico di presenze che racconta una scelta precisa del Premio: mettere in relazione mondi diversi e farli dialogare davanti alla città, perché l’idea di comunità nasce proprio quando si riconosce valore a percorsi lontani tra loro, ma uniti da una stessa direzione morale.
Il riconoscimento al Sindaco di Assisi, in particolare, è stato presentato come un premio a un impegno amministrativo e civile ispirato ai valori del servizio, della vicinanza e dell’ascolto. In un tempo in cui la politica viene spesso raccontata come scontro, la scena del Premio San Valentino ha provato a ribaltare la prospettiva: le istituzioni, quando funzionano, sono luoghi in cui la parola non serve a vincere, ma a comprendere; non servono a creare distanza, ma a sostenere legami.
La presenza congiunta dei sindaci ha amplificato il senso dell’evento. A Terni erano presenti anche la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il Sindaco di Terni Stefano Bandecchi, e lo stesso Sindaco di Betlemme, ospite della città di Assisi nell’ambito del gemellaggio che lega le due comunità. Insieme al Sindaco di Assisi, accompagnato dall’Assessore Donatella Casciarri, la serata ha visto anche la partecipazione di Stefano Lupi per il Centro Pace di Assisi e di numerosi rappresentanti istituzionali locali. Un contesto che non ha avuto l’aria della passerella, ma quella di un incontro reale, dove le figure pubbliche hanno accettato di stare dentro un discorso più grande dei propri confini amministrativi.
Uno dei momenti più sentiti è stato quello del Gagliardetto ufficiale della Città di Assisi, che Valter Stoppini ha donato al Sindaco di Terni Stefano Bandecchi e al presidente Sauro Pellerucci. È un gesto semplice, ma con una forza simbolica immediata: il riconoscimento reciproco tra città è un modo per rendere visibile un patto, per dire che le istituzioni possono parlarsi non solo attraverso procedure, ma anche attraverso segni che richiamano identità e responsabilità.
L’intervento del Sindaco di Betlemme ha introdotto parole inevitabili, e proprio per questo decisive: amore, pace e giustizia come condizioni indispensabili per costruire il futuro. Il richiamo a città che parlano al mondo di spiritualità e speranza, come Betlemme e Assisi, non ha avuto un tono astratto. È su quei nomi, su quel loro carico simbolico, che si misura il rischio più grande: trasformare la speranza in cartolina. La serata ha provato a evitare questo rischio facendo un’operazione più sobria: non usare le città come icone, ma come responsabilità.
In questo quadro, la premiazione di Sergio Bellucci ha aggiunto un livello ulteriore. Il legame tra formazione, cultura della pace e iniziative che si riconnettono alla figura di San Valentino indica una direzione precisa: l’amore celebrato non è evasione, ma pratica civile. Il suo ruolo nell’Università per la Pace dell’ONU richiama l’idea che la pace non si improvvisa, e che la costruzione di valori comuni richiede metodo, linguaggio, competenze, ma anche la capacità di restare umani nel modo in cui si parla di conflitti e di futuro. In altre parole, non basta “credere” nella pace: bisogna costruire ambienti, percorsi e comunità che la rendano possibile.
Nel suo intervento, il Sindaco di Assisi ha ringraziato il Comitato del Premio e ha richiamato il senso più autentico dell’amore come scelta quotidiana, come responsabilità collettiva contro odio, violenza e paura. Un pensiero rivolto alle “persone perbene”, quelle che non fanno rumore ma tengono insieme la trama del vivere comune con il lavoro silenzioso di ogni giorno. È un’immagine che suona semplice, ma non banale: nelle crisi, ciò che salva una comunità non è l’eroismo occasionale, ma la continuità di gesti che non cercano applausi.
Lo sguardo si è poi allargato al tempo speciale che Assisi sta vivendo con l’apertura dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco, richiamo forte ai valori di fraternità e di dialogo tra i popoli. In questa cornice, la presenza congiunta dei Sindaci di Assisi, Betlemme e Terni ha assunto un valore che va oltre la cronaca: ha mostrato, almeno per una sera, un modo diverso di intendere le istituzioni, non come macchine fredde, ma come luoghi capaci di pronunciare parole che impegnano.
Il Premio San Valentino 2026, così, ha provato a trasformare una cerimonia in un racconto condiviso. Non un racconto perfetto, non un racconto risolutivo, ma un racconto necessario, perché in tempi frammentati anche l’idea stessa di comunità va difesa. E difenderla significa premiare chi la costruisce davvero: chi unisce invece di dividere, chi forma invece di semplificare, chi si prende carico della realtà senza ridurla a slogan. La premiazione di Sergio Bellucci, dentro questo disegno, diventa un segno coerente: la pace non è un tema laterale, è una disciplina dell’umano, e l’amore, quando smette di essere solo parola, può diventare davvero istituzione.
A Sergio Bellucci
Per il suo instancabile impegno nel delineare i confini di un nuovo umanesimo digitale, promuovendo un pensiero critico sulle trasformazioni tecnologiche, sulla responsabilità etica e la centralità dell'essere umano.
